“Tu chiamale se vuoi…emozioni”

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Dott.ssa Michaela D'Auria

Dott.ssa Michaela D'Auria

Psicologa e Psicoterapeuta

Regolazione e dis-regolazione

Quando proviamo una determinata emozione in un determinato contesto che crea una situazione instabile, cerchiamo di modulare l’esperienza emotiva in modo tale da renderla coerente al contesto in linea con le nostre aspettative, attiviamo cioè un processo di regolazione emotiva.

Per regolazione emotiva si intende una serie di abilità che possono essere apprese sin dall’infanzia:

• riconoscere il tipo di emozione;
• inibire gli impulsi e i comportamenti inadeguati causati da emozioni, positive o negative, particolarmente intense;
• organizzare le proprie emozioni in modo coordinato in vista di un obiettivo;
• calmare in modo autonomo l’attivazione fisiologica indotta da forti emozioni;
• mantenere focalizzata la propria attenzione in presenza di emozioni forti.

Quando non siamo in grado di ripristinare la stabilità interna in seguito all’attivazione di un’emozione, ma anzi ci sentiamo sopraffatti come se non riuscissimo ad agire un controllo su ciò che accade dentro di noi, quando ci troviamo incapaci di avere una buona consapevolezza delle nostre emozioni, e soprattutto di fornire delle risposte adattive, di compiere azioni adeguate per regolare o ricondurre entro la norma gli stimoli, le esperienze, le risposte verbali e/o non verbali siamo di fronte a episodi di disregolazione emotiva.
Nel tentativo di regolare l’esperienza emotiva e indurre sollievo ad emozioni ingestibili, una persona può attivare strategie disadattive, quali abuso di sostanze, tentativi autolesivi o suicidari, comportamenti impulsivi. Questi effetti della disregolazione emotiva e della disregolazione comportamentale si possono riscontrare tipicamente in pazienti con Disturbo Borderline di Personalità ma anche con Disturbi dell’Umore e Disturbi d’Ansia.

Le emozioni possono “straripare” per varie ragioni: sfiducia, scarsi strumenti per la gestione emotiva o per la riflessione, negazione del bisogno di sentire… ecco che ci si trova fuori dalla propria finestra di tolleranza.

La finestra di tolleranza (Siegel, 2012) descrive una zona ottimale nella quale il nostro arousal è regolato e contribuisce alle relazioni sociali.

Quando ci troviamo nella finestra di tolleranza riusciamo a sperimentare e “tollerare” diverse emozioni, sia piacevoli che spiacevoli (gioia, rabbia, tristezza, paura ecc.) senza che queste diventino per noi un problema. In questo spazio le relazioni sociali sono stabili ed equilibrate. Percepiamo rilassatezza nel corpo, limpidezza dei pensieri. Ci sentiamo al sicuro. Ma cosa succede quando sentiamo di essere in pericolo? Entriamo, allora, nella zona di iper-arousal o ipo-arousal.
I due estremi della finestra di tolleranza corrispondono ai due stati limite dell’attivazione fisiologica ottimale:

Iper-attivazione: stato in cui si avvertono le emozioni con eccessiva intensità (paura, ira, allegria, vergogna, etc.). La concentrazione, i pensieri corrono veloci e incontrollati. Diventiamo guardinghi, abbiamo voglia di attaccare o scappare, percepiamo inquietudine nel corpo. Possiamo sentirci infuriati, rompere oggetti. Corrisponde a un aumento dell’attività del sistema nervoso simpatico.

Ipoattivazione: stato di evasione, dovuto a cause diverse quali esperienze interiori paralizzanti o incapacità di arricchirsi con esperienze nuove. Diventiamo letargici, stanchi, depressi, senza speranza. Ci immobilizziamo. Le energie sono poche. Ci sentiamo vuoti e non riusciamo a prendere iniziativa. Abbiamo difficoltà a pensare chiaramente e forse non ne abbiamo neanche voglia. Corrisponde a un aumento di attività del sistema nervoso parasimpatico.

Riuscire ad ampliare la finestra di tolleranza è quanto necessario per aumentare la nostra capacità di regolazione emotiva e costruire relazioni soddisfacenti.

Cosa ci consente di tornare all’ interno della finestra di tolleranza e di recuperare un senso di controllo e di padronanza, a seguito di un momento di disregolazione

Esistono diverse livelli di strategie:

  • Strategie di mastery di primo livello: usano il corpo per procurare un senso di rilascio di tensione oppure di riattivazione a partire da uno stato di troppo rallentamento, per mezzo dello strumento del corpo. Ad esempio, abbuffate, il sesso e lo shopping compulsivo, l’utilizzo di sostanze, l’abuso di psicofarmaci. Tutto ciò che agisce dall’esterno sui recettori del Sistema Nervoso Centrale e che ha un effetto regolativo rappresenta una strategia di mastery di I livello. Queste strategie producono comportamenti di abuso o dipendenza e creano gravi disagi nel medio lungo-periodo.
  • Strategie di mastery di secondo livello: usano le relazioni con gli altri e il contatto interpersonale per ristabilire un senso di regolazione emotiva e di padronanza; sono esempi di queste strategie il cercare un contatto oculare e fisico con altri, parlare con altri, cercare un abbraccio da loro.
  • Strategie di mastery di terzo livello, per le quali non si passa né dal corpo né attraverso la ricerca di un contatto con gli altri: il lavoro di autoregolazione avviene per via interiore, attraverso esercizi di meditazione, pratiche di consapevolezza, autodialogo rassicurante, attenzione al respiro nel qui ed ora.

Bibliografia

– Gonzalez, A. (2021). EMDR ed elaborazione emotiva. Lavorando con pazienti con grave disregolazione. Mimesis Ed.
– Leahy, Tirch, Napolitano. La regolazione delle emozioni in psicoterapia. Eclipsi, 2013
– Daniel J. Siegel, La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale – Raffaello Cortina Editore

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