Mutismo selettivo a scuola

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Dott.ssa Alice Villa

Dott.ssa Alice Villa

Pedagogista Clinica

Il mutismo selettivo è un disturbo d’ansia che si manifesta in età evolutiva (1).
Il termine stesso “selettivo” sottolinea l’incapacità di parlare in situazioni sociali specifiche, pur essendo in grado di farlo in altri contesti. L’incapacità di esprimersi liberamente fuori dal contesto familiare non è dovuta ad alcuna immaturità del sistema linguistico o a particolari deficit cognitivi, ma all’insorgere dell’ansia che si presenta in alcuni ambienti e con determinati interlocutori. La scuola è uno di quei luoghi all’interno del quale il bambino blocca la comunicazione verbale a causa della grande ansia che l’ambiente scolastico provoca. Non sceglie di essere silenzioso, ma è una strategia disfunzionale che adotta per combattere l’ansia.
Molto spesso gli insegnanti, non essendo pervenuta loro una corretta diagnosi da parte degli specialisti, fraintendono il comportamento del bambino, scambiandolo con timidezza, atteggiamento di sfida o addirittura Autismo, andando così a sviluppare strategie errate che ostacolano la possibilità di aiutarlo.
Per poter supportare veramente il bambino e la sua sofferenza interna, è necessario considerarlo in modo adeguato.
Insegnanti e genitori, appena individuano fatiche similari, devono attivarsi per chiedere aiuto a specialisti che possono fornire una valutazione e un supporto adeguato. È bene avviare un lavoro di rete per individuare insieme gli obiettivi e aiutare il bambino a superare le sue difficoltà:

– diminuire l’ansia
– rinforzare l’autostima
– aumentare la fiducia e le capacità comunicative.

È importante che il docente si avvicini all’alunno con disponibilità, senza porsi su un piano di opposizione o pensando che l’atteggiamento dello studente sia un comportamento di rifiuto o manipolatorio. Il bambino si deve sentire apprezzato. L’insegnante deve dare prova di un’apertura mentale, permettendo al bambino di comunicare in modo non verbale. Questo è utile per aumentare la sua tranquillità, stabilità e farlo sentire a suo agio in classe. Per raggiungere questi obiettivi possono essere attivati diversi sistemi:

– far sì che il bambino possa vivere il contesto scuola in diversi momenti della giornata senza compagni e insegnanti, con la presenza dei genitori;
– i genitori in questi momenti con il bambino a scuola dovranno incoraggiarlo a parlare e congratularsi con lui per gli sforzi che sta facendo;
– passare qualche momento con la maestra senza la presenza dei compagni. Nei momenti in cui l’insegnante si occuperà di altro, il bambino si potrà sentire libero di esplorare la classe. In questo caso imparerà a stare con l’insegnante senza avere la sensazione di doverle rispondere o svolgere un compito;
– nei momenti di condivisione con l’insegnante, se il bambino lo accetta, è possibile proporgli un’attività da fare potendo così apprezzare il suo lavoro e mettere in risalto le sue qualità.

Può accadere che, in alcune situazioni, il bambino non riesca a svolgere nessuna attività in classe richiesta dall’insegnante. È importante non vedere questa risposta come una carenza di preparazione o una difficoltà di apprendimento. È bene evitare di porgli domande dirette, non facendolo così sentire in dovere di rispondere. Di fronte alle prime parole e ai primi cambiamenti non enfatizzare l’accaduto, ma rispondere prontamente, mostrando interesse per la richiesta.  
Infine, avere un amico gli può consentire di comunicare utilizzandolo come intermediario verbale. Questo gli permetterà di trasferire la parola nell’ambiente scolastico.
È importante capire come aiutare questi bambini liberandoli dal loro silenzio!

[1] DSM V, APA, DSM-V. Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, Raffaello Cortina Editore, Milano 2014, p.224

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