Bilinguismo e disturbi del linguaggio

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Spesso viene erroneamente pensato che il bilinguismo rappresenti un rischio per lo sviluppo linguistico del bambino, e che questo possa portare ad un disturbo del linguaggio.
Sia i bambini monolingui che bilingui vanno in contro allo stesso processo di acquisizione del linguaggio, che dipende dall’interazione tra la componente genetica e la componente ambientale. Per inquadrare lo sviluppo di un bambino bilingue è di vitale importanza conoscere prima qual è il suo profilo linguistico tipico.

Mentre un bambino monolingue nasce e cresce esposto ad un’unica lingua, il bambino bilingue deve fare il doppio del lavoro nella stessa quantità di tempo. Un aspetto fondamentale da considerare è l’epoca in cui il bambino diventa bilingue, aspetto cruciale per determinarne il profilo linguistico. Il bilinguismo si divide in:

  • Bilinguismo precoce, che si manifesta quando un bambino viene esposto ad entrambe le lingue entro il 6° anno di vita. Questo può essere simultaneo (se l’esposizione alla seconda lingua avviene dai 0-3 anni) o consecutivo/sequenziale (se l’esposizione avviene tra i 3-6 anni)
  • Bilinguismo tardivo, che si verifica quando l’inserimento della seconda lingua avviene dopo i 6/8 anni. A questa età i meccanismi automatici di acquisizione del linguaggio iniziano a diminuire per dare sempre più spazio a un apprendimento esplicito, dettato dai processi metacognitivi. Pertanto, l’acquisizione del linguaggio risulterà più lenta.

Nel caso di un bilinguismo simultaneo l’acquisizione contemporanea delle due lingue sin dalla nascita non comporta alcun carico cognitivo aggiuntivo. Già nel primo anno di vita i bambini distinguono due sistemi linguistici separati. La qualità linguistica è direttamente proporzionale all’esposizione, è importante quindi esporre il prima possibile il bambino alla seconda lingua. È fondamentale che i genitori parlino con il proprio figlio utilizzando la loro lingua madre, chiamata anche “lingua del cuore”, in cui ci si sentite sicuri e a proprio agio e che trasmette non solo un segnale linguistico corretto, ma anche le emozioni ad esso correlate. Se invece i genitori parlano lingue diverse, vorrà dire che ogni genitore parlerà con il proprio bambino/a nella sua lingua madre.
Nello sviluppo del linguaggio può succedere che il bambino mescoli le due lingue, soprattutto nelle prime fasi di acquisizione, processo chiamato “code-mixing”. Questo non è indicatore di confusione o incapacità di distinguere le due lingue, e soprattutto non è un indice per un disturbo primario del linguaggio, ma è solo una compensazione di una mancata conoscenza di una parola in una delle due lingue, strategia comunicativa estremamente positiva.
D’altro canto, nel caso del bilingue consecutivo, troviamo un bambino che è stato monolingue nei primi anni di vita; la seconda lingua si inserisce quindi in un momento in cui il linguaggio è già sviluppato. Se però l’esposizione è precoce il cervello è ancora totalmente plastico, senza rischi di consecutive difficoltà nell’acquisizione del linguaggio.

Anche i bambini bilingue possono avere un disturbo primario del linguaggio, che sarà però caratterizzato da difficoltà bilanciate tra le due lingue, che verranno colpite in modo analogo.
Per effettuare diagnosi di disturbo del linguaggio in questa popolazione di bambini dobbiamo assicurarci che il bambino sia stato esposto in comprensione da almeno 2 anni alla seconda lingua (L2), per il 30% del tempo, e che produca la seconda lingua da almeno 3-4 anni, per il 60% del tempo. 
Nell’eventualità della presenza di un disturbo del linguaggio è consigliato intraprendere un percorso logopedico, atto a potenziare le aree deficitarie del linguaggio del bambino.

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